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I film di Alessandro Blasetti che dovresti conoscere

Alessandro Blasetti è considerato uno dei padri del cinema italiano. Attivo dagli anni Venti fino alla fine degli anni Ottanta, ha attraversato il sonoro, il ventennio fascista e il neorealismo, lasciando un catalogo ampio e variegato che merita di essere riscoperto.

Le sue opere spaziano dall'epica storica alla commedia, dal documentario al melodramma, raccontando un Paese in continuo mutamento. Approfondire la sua filmografia permette di capire come il linguaggio del cinema italiano si sia formato passo dopo passo, tra innovazione tecnica e sensibilità sociale.

Titolo Anno Genere / Tono
Terra madre 1931 Drammatico rurale
1860 1934 Epica risorgimentale
La corona di ferro 1941 Favola allegorica
Quattro passi fra le nuvole 1942 Commedia umana
Caccia tragica 1947 Neorealismo rurale
Europa di notte 1959 Documentario sociale
Anni ruggenti 1962 Satira storica

Le radici nel cinema muto

Il percorso di Blasetti inizia negli anni del muto, quando il cinema italiano cercava una propria identità. "Sole" (1929), suo primo lungometraggio, racconta la vita di una comunità laziale alle prese con la modernità. Il film è oggi un documento raro ma fondamentale, dal quale emerge una sensibilità documentaristica che accompagnerà tutta la sua carriera.

Con "Terra madre" (1931) il regista consolida lo sguardo sulla campagna e sui lavoratori della terra. L'opera alterna scene corali a momenti di intensa emotività, ancora pervasa di estetica muta. È un manifesto di poesia rurale che celebra il popolo senza retorica, restituendogli dignità attraverso immagini essenziali.

L'epica del Risorgimento

Il 1934 segna una svolta con "1860", colossal che ricostruisce la spedizione dei Mille in Sicilia. Girato in esterni con centinaia di figuranti, il film curò i luoghi storici con attenzione quasi documentaristica. Ottenne un successo di pubblico tale da diventare un modello per il cinema storico italiano, aprendo la strada a molte produzioni analoghe.

Negli stessi anni Blasetti firma "La contessa Armida" (1933), ambientato nel Meridione svevo. Il connubio tra storia e finzione è elaborato con una cura di costumi e ambientazioni che anticipa il gusto per il grande cinema in costume. Questi lavori contribuirono a rafforzare la sua fama di narratore della nazione.

Miti e favole per il grande pubblico

"La corona di ferro" (1941) è forse il titolo più visionario del primo Blasetti. Liberamente ispirato a Ercole Luigi Morselli, il film mescola allegoria, fiaba e letteratura cavalleresca. La corona diventa simbolo di potere e insieme di redenzione, mentre le scenografie stabiliscono nuovi standard per il fantastico italiano.

Blasetti nasconde dietro l'immaginario cortese una sottile riflessione sull'autoritarismo, evitando le trappole della retorica di regime. Saper innestare temi politici in trame favolistiche rende l'opera affascinante ancora oggi. Diverse università europee lo analizzano come esempio di cinema autoriale sotto censura.

La commedia del quotidiano

Con "Quattro passi fra le nuvole" (1942) il regista firma uno dei vertici della commedia italiana. Un viaggiatore incontra una ragazza in fuga da un matrimonio sgradito, dando vita a un road movie che mette al centro le persone comuni. La sceneggiatura vede la collaborazione di Cesare Zavattini, futuro teorico del neorealismo.

L'interesse del pubblico italiano verso i classici del passato non si è mai spento del tutto, come dimostra il fatto che certe vecchie serie TV riescano ancora a imporsi nelle classifiche attuali. Lo stesso accade con il cinema di Blasetti, oggi riscoperto dalle piattaforme di streaming e da cicli di proiezione in tutta la penisola.

Il neorealismo e la memoria

"Caccia tragica" (1947) apre la fase neorealista di Blasetti, portando sullo schermo le lotte contadine nella Padania del secondo dopoguerra. Il film intreccia giallo e denuncia sociale. Il successo di critica e pubblico conferma la versatilità dell'autore.

L'anno successivo, con "Un giorno nella vita" (1946), Blasetti continua a esplorare le condizioni del popolo italiano. L'opera racconta una giornata di lavoro in una comunità di provincia, mostrando il valore della dignità umana in una nazione da ricostruire. Entrambi i film testimoniano l'attenzione del regista per i più fragili.

Gli anni del cambiamento

Tra la fine degli anni Cinquanta e i primi Sessanta Blasetti affronta temi sociali in chiave moderna. "Europa di notte" (1959) è un curioso film a episodi sulla vita notturna europea. L'opera chiude un'epoca e segna la capacità del regista di reinventarsi, restando al passo con i tempi.

"Anni ruggenti" (1962) è una satira del fascismo vista da un ingenuo maestro di provincia. Il tono brillante cela una critica al conformismo, dimostrando come Blasetti sappia smontare i miti con la comicità. Negli anni Settanta e Ottanta porta sullo schermo anche adattamenti letterari e musicali, mantenendo una feconda attività.

Come riscoprire le sue opere oggi

Rivedere Blasetti è oggi più facile grazie alle riedizioni in DVD, Blu-ray e alle piattaforme di streaming specializzate. Molte copie restaurate dalla Cineteca Nazionale sono tornate disponibili, permettendo di apprezzare in condizioni moderne "La corona di ferro" o "Caccia tragica". Un patrimonio tornato finalmente accessibile al grande pubblico.

Per chi ama il collezionismo, conservare questi titoli in una collezione fisica è un gesto di affetto verso la storia del cinema. Una pratica guida su come stampare cover per dvd con una stampante domestica permette di realizzare custodie personalizzate e di completare la propria cineteca con un tocco artigianale.

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